RESPIRARE BOLOGNA

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‘Brutta aria a Bologna’ – Sintexcal

Posted by filippobortolini su 21 novembre 2010

Da questa settimana ho iniziato a collaborare con il quotidiano ecologista ‘TERRA’ una testata giornalistica che ha l’ambizione (giusta) di essere un punto di riferimento per tutti gli ecologisti in italia. Il giovedì all’interno del giornale ci sarà un inserto Emilia-Romagna.

Ho iniziato questa nuova avventura parlando di un tema che mi sta molto a cuore, ovvero la delocalizzazione delle aziende più inquinanti di Bologna dal tessuto urbano.

Buona Lettura!

‘Brutta aria a Bologna’  – dal quotidiano ecologista – TERRA del 18/11/2010 (di Filippo Bortolini)

Da anni nella città felsinea vi sono comitati cittadini che svolgono una difficile battaglia per affermare il loro diritto alla salute. I più noti sono i comitati ‘Ambiente Santa Viola’, ‘Tuscolano’ e ‘Noce’  che combattono per la delocalizzazione di aziende particolarmente inquinanti come la Sintexcal (produttrice di asfalti), la Sitfa (produttrice di vernici) e la Valli Zaban (prodotti bituminosi. Tutte e tre le aziende sono classificate come imprese insalubri di prima classe, sono localizzate in aree una volta considerate produttive-industriali, ma che oggi, complice la speculazione edilizia e la crescita della città, sono diventate residenziali.

La vicinanza di questi impianti ad ambiti urbanizzati ha reso la situazione ambientale e sanitaria particolarmente grave, ma le istituzioni locali non hanno ancora avviato un piano per le loro delocalizzazioni. Quella dei comitati sembra una battaglia contro i mulini a vento, anche se la normativa è molto chiara, come si evince da numerose sentenze del Tar, ma vediamone una della Toscana: “Il concetto di industria utilizzato dal Legislatore nell’art. 216 T.U. 27  luglio 1934 n.1265, a norma del quale vengono effettuate le classificazioni  delle industrie insalubri di prima e seconda classe, non attiene  esclusivamente all’attività umana diretta alla produzione di beni mediante  procedimenti di carattere artificiale, ma si riferisce sostanzialmente a  tutte quelle attività che, modificando la situazione socio-ambientale del  territorio, possono dar luogo ad occasioni di pericolo per l’igiene e la  salute pubblica. Sul punto della localizzazione delle industrie insalubri di 1^ classe, la giurisprudenza amministrativa ha affermato che il giudizio valutativo del Comune su dette industrie, che debbono essere isolate nelle campagne e tenute lontano dalle abitazioni, presenta ampi margini di insindacabilità, censurabile solo quando le valutazioni di lontananza e vicinanza siano manifestamente illogiche (Cons. di Stato, V, n.240/90)”.

L’art. 216 del t.u. delle leggi sanitarie n. 1265/1934, al quinto comma, prevede poi una deroga per la “industria o manifattura” insalubre di prima classe, che può essere “permessa nell’abitato” se l’interessato dimostri che per l’introduzione di metodi o cautele il suo esercizio non reca nocumento alla salute del vicinato. Proprio appellandosi all’ultima parte della sentenza che vi abbiamo appena illustrato le aziende  hanno cercato di evitare una delocalizzazione a loro dire troppo costosa. Iniziamo la prima puntata di questa inchiesta raccontandovi la storia della Sintexcal una fabbrica che produce asfalto (conglomerati bituminosi) miscelando a caldo bitume e inerti.

Questo tipo di lavorazione provoca la formazione di fumi maleodoranti costituiti da sostanze inquinanti come i cosiddetti Ipa (Idrocarburi Policiclici Aromatici) alcuni dei quali considerati cancerogeni e polveri fini (Pm10-Pm2.5). Questa azienda lavora utilizzando tecnologie e apparati industriali desueti e la produzione avviene a cielo aperto e senza sistemi di abbattimento dei fumi che di conseguenza si diffondono per tutto l’abitato. Oltre agli inquinanti legati alla produzione vi è poi il problema legato al traffico pesante in accesso allo stabilimento che raggiunge circa 20.000 camion/anno (40.000 se si considera andata e ritorno).

La situazione sanitaria è oggettivamente grave e chi ne sta subendo maggiormente le conseguenze sono i molti bambini del quartiere che presentano disturbi quali: cefalea, stanchezza cronica, broncospasmi e laringospasmi. L’azienda, come dicevamo in precedenza è situata a pochi metri da un asilo nido, una scuola materna, una scuola elementare, una scuola media, un giardino pubblico con due parchi gioco, un centro sportivo. I cittadini della zona interessata, capitanati da Luca Gasperini (storico leader dell’associazione), iniziarono la loro battaglia nel 2001 con una prima richiesta di delocalizzazione fatta all’amministrazione di quartiere.

Trascorsi due anni dalla prima protesta, nel 2003 l’allora amministrazione di centro-destra invece che aiutare i cittadini stabilì il cambio di destinazione d’uso del terreno sul quale operava l’azienda, da “verde pubblico” a “industriale produttivo”. Questa sanatoria legalizzò di fatto la situazione superando il regime di “deroga temporanea” che aveva sempre caratterizzato la produzione in quel sito. Negli anni le iniziative dell’associazione sono aumentate insieme all’aumento della consapevolezza del pericolo, così si sono realizzate una raccolta firme (consegnata all’allora sindaco Sergio Cofferati – 2005), un monitoraggio della qualità dell’aria svolto da Arpa (Agenzia per l’ambiente della Regione Emilia-Romagna-2006), che confermò la presenza di Pm10 e Ipa fino a 4/5 volte superiori ad altre zone della città.

Certificato il reale pericolo i cittadini chiesero la delocalizzazione definitiva e urgente della fabbrica e la vicenda ormai divenuta di dominio pubblico obbligò la Provincia ad approfondire la vicenda, ma con risultati a dir poco deludenti come ad esempio la scelta di rilasciare un’autorizzazione  a produrre di cui l’azienda precedentemente era sprovvista, imponendo però contestualmente alcuni limiti alle emissioni. Stremati dal continuo muro di gomma dell’amministrazione a fine 2008 il Comitato si fece promotore di un esposto alla magistratura che ebbe l’effetto di portare, dopo pochi mesi il Comune di Bologna, il Comune di Sala Bolognese e la Provincia di Bologna a firmare un accordo con Sintexcal per accogliere lo stabilimento nella nuova Apea (Area Produttiva Ecologicamente Attrezzata) in un comune della provincia (Sala Bolognese).

Terminata la guerra a Bologna, scoppiò quasi immediatamente una guerra nella futura comunità ospitante, quella dei cittadini di Sala, che non preventivamente e correttamente informati insorsero contro il Sindaco che per paura di perdere le imminenti elezioni ritirò la firma dall’accordo. Dopo l’elezione del nuovo sindaco di Bologna Delbono nel 2010 si riaprirono i negoziati, ma le dimissioni del sindaco e il conseguente commissariamento del Comune di Bologna ha nuovamente bloccato tutto e cittadini sono sempre più esasperati.

per ulteriori approfondimenti: Comitato ambiente Santa Viola

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