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La nostra Eco ‘Rivoluzione Civile’ – Il contributo degli Ecocivici-Verdi Europei al progetto di Antonio Ingroia

Posted by filippobortolini su 10 febbraio 2013

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DOCUMENTO PROGRAMMATICO APERTO

Il documento riprende il lavoro delle sessioni programmatiche della prima Convention degli Ecologisti, Civici e Verdi “L’Italia merita di più!”. Qui di seguito esponiamo quelle che sono alcune delle proposte preliminari, che non sono esaustive, ma che vengono elencate come prima traccia sulle quali si potrà esprimere l’assemblea costituente a partire da oggi e nei mesi successivi attraverso seminari tematici e forum fino all’assemblea fondativa del nuovo soggetto politico.

Principi Ispiratori

Quella che stiamo vivendo oggi è una crisi sistemica e globale dalle cause multiple e contemporanee. Assistiamo infatti ad una grave Crisi finanziaria, sociale, ambientale e alimentare, sulla quale pesano diverse incognite come la mancanza di controllo dei mercati finanziari, l’ingerenza dei sistemi bancari ombra, l’aumento della disoccupazione, le imprese in crisi, la perdita di biodiversità, il progressivo esaurimento delle risorse e l’aumento dei livelli degli inquinanti e delle emissioni.

Si tratta di questioni alle quali la Politica, che oggi è in una fase di estrema debolezza, deve dare soluzioni concrete e fattive, declinando le soluzioni in chiave di una sempre maggiore sostenibilità, sociale ed ambientale.

Occorre, quindi, dare risposte urgenti alla:

• crisi economica-finanziaria-monetaria, che è essenzialmente una crisi del debito

• crisi dei modelli socio-culturali che ha portato all’impoverimento dei rapporti umani e a una degenerazione delle regole della convivenza nelle comunità

• crisi energetica: con il progressivo esaurimento delle risorse energetiche non rinnovabili, in primis quella delle riserve di petrolio convenzionale (Peak Oil) e il conseguente calo dell’energia netta (EroEI) che si rende disponibile alla società umana per le sue attività produttive. A questo quadro va aggiunto il maggior consumo interno dei paesi esportatori

• crisi ambientale che comprende il riscaldamento globale, lo squilibrio degli ecosistemi naturali, l’aumento del livello degli inquinanti, la perdita di biodiversità, di suolo fertile e delle riserve di acqua dolce

• crisi alimentare, idrica e sanitaria, nonchè alla sicurezza delle popolazioni

• crisi della democrazia

Per svolgere questo compito è necessario considerare i nuovi indicatori della geopolitica, quali: il Peak Oil, crisi energetica e approvvigionamento di fonti fossili con particolare attenzione a gas e carbone; i Fondi Sovrani, ossia i beni detenuti da alcuni Stati in divise straniere; la Crisi Climatica compresi i risvolti geopolitici; la Crisi Demografica che non è da sottovalutare poichè tra il 2010 e il 2050 la popolazione mondiale passerà da 7 a 9,2 miliardi di persone; la contemporanea mancata equa distribuzione di risorse che genera conflitti e tensioni sociali (crisi dell’equo accesso e della mancata rappresentanza); la disponibilità di acqua dolce, già oggi 250 milioni di persone in 26 paesi sono colpite dalla scarsità di acqua con tre milioni di morti e 1 miliardo e 400 milioni di persone non ha accesso ad acqua di qualità sufficiente alla vita; il Fao Food Index, indice importante per la crisi alimentare che ha contribuito ad innescare le rivoluzioni nei paesi maghrebini; il costo, disponibilità e accesso alle materie prime; la perdita di biodiversità che sta alla base dell’impoverimento di intere popolazioni; l’aumento degli inquinanti sia nei paesi Ocse sia in quelli del sud del mondo.

Noi sosteniamo che all’origine di queste crisi ci sia un modello di civiltà basato:

1. sulla crescita continua delle attività e dei consumi umani, che essendo di tipo esponenziale, prima o poi, e con sempre maggiore rapidità, oltrepassa inevitabilmente le capacità di supporto e rigenerazione degli ecosistemi. Si viene a delineare quello che è una sorta di debito, un debito ambientale, che sottraendo e consumando in anticipo le risorse da destinare alle generazioni future e danneggiando irreversibilmente gli ecosistemi di supporto e rigenerazione, è per sua natura un debito non sostenibile.

2. sulla emissione di moneta a debito e gravata di interessi a circolazione forzosa emessa dalle banche centrali. Questo meccanismo presuppone in forma dogmatica che l’economia (beni e servizi prodotti e consumati) crescano di anno in anno (crescita esponenziale) e che quindi generi un surplus in grado di ripagare gli interessi sul debito contratto.

Acqua, cibo, energia. Sono questi i problemi principali del nostro mondo attorno ai quali si è dispiegata e si sta dispiegando una crisi strutturale, una crisi di sistema. Le risorse mondiali sono limitate e dalla loro gestione dipende la capacità di superare questa fase garantendo all’umanità un futuro ambientalmente, socialmente ed economicamente sostenibile.

Un nuovo “patto sociale” è elemento necessario per impedire che la crisi porti, come già sta accadendo, ad una restrizione degli spazi di democrazia come risposta ai conflitti sociali e ambientali; un nuovo “patto sociale” basato, nei contenuti, sulla concezione di “Bene comune” e di controllo diffuso delle risorse e, nei metodi, sulla costruzione partecipata e condivisa di proposte concrete per il breve, medio e lungo periodo. Negli ultimi anni una politica, che oggi dovrebbe apparire a tutti dissennata, ha cercato, in tutti i modi, di trasferire nell’ambito del mercato ogni aspetto dell’attività umana, in particolare quelli dai quali più direttamente dipende la qualità della vita delle persone. I servizi pubblici locali, a cominciare dall’acqua, dalla sanità, dai trasporti, dall’istruzione e dalla ricerca, sono stati oggetto di un’offensiva senza precedenti perché si giungesse alla loro privatizzazione e alla progressiva riduzione di risorse pubbliche da destinarvi. L’attività agricola, che sta alla base della sopravvivenza stessa degli individui, è stata in modo cosciente subordinata al mercato internazionale, tanto che paesi fondamentalmente agricoli sono ormai incapaci di provvedere alla sussistenza della propria popolazione.

Ci proponiamo in questo percorso costituente di delineare collettivamente strategie economiche e linee politiche che siano in grado:

1. di elaborare e applicare in pratica modelli economici, monetari e finanziari alternativi che non siano dipendenti dalla necessità inderogabile di una crescita infinita e termodinamicamente compatibili con la realtà fisica del Pianeta Terra. Di valorizzare la nascita e la crescita di reti di economia solidale.

2. di operare la transizione ad un sistema economico che operi ad un livello compatibile con gli ecosistemi, ove i processi produttivi e industriali siano progettati in maniera da chiudere i cicli della materia senza produzione di rifiuti e il cui input energetico sia sostenuto e alimentato da energie rinnovabili (Terza Rivoluzione Industriale);

3. di proteggere, rigenerare e bonificare gli ecosistemi superstiti o danneggiati, in modo particolare per quanto riguarda la stabilizzazione climatica, il ripristino idrogeologico ed il recupero della fertilità dei suoli erosi, desertificati o cementificati, al fine prioritario di garantire la sicurezza alimentare a tutti gli uomini e la sopravvivenza di tutte le specie viventi. (Cura della Terra);

4. di gestire in maniera condivisa, equa e trasparente gli asset pubblici del paese (e dell’Europa) al fine di assicurare a tutta la popolazione nazionale (ed europea) un livello dignitoso di prosperità, welfare e accesso ai diritti primari e ai beni comuni (lavoro, cibo, acqua, energia, moneta, mobilità, cultura, informazione, istruzione, salute) (Società dei Commons e dell’Open Source);

5. di identificare sistemi di istruzione, informazione e rappresentanza democratica che possano col tempo raggiungere l’obiettivo di realizzare in forma compiuta e consapevole la sovranità popolare (E-government e Forme di Democrazia Diretta, soluzioni basate sull’elaborazione collettiva dette Crowdsourcing). Leggi il seguito di questo post »

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