RESPIRARE BOLOGNA

Il Blog di Filippo Bortolini

Piazza Minghetti perde alberi e storia

Posted by filippobortolini su 13 agosto 2011

Inizio '900 e già gli alberi erano difronte al Palazzo della Posta in piazza Minghetti

Che l’architetto Glauco Gresleri non fosse uno dei miei preferiti lo sapevo da tempo, ovvero da quando scoprii il nome di chi aveva disigneto la parrocchia che avevo frequentato da bambino…la Beata Vergine Immacolata alla Barca, per molti un esempio di modernità per me un brutto cassone grigio senza fascino.

Oggi però parliamo del progetto che questo architetto, incaricato da privati, ha firmato per la ‘rivistazione’ di piazza Minghetti nel cuore di Bologna. L’esimio  ha rasoto al suolo 12 alberi tra i quali una decina di pruni e una splendida magnolia raccontandoci che la pulizia delle linee e dei palazzi è più importante che salvaguardare le poche alberature del centro storico.

Che vi siano persone con idee vecchie, spacciate per nuove, è risaputo ma il mio rammarico va soprattutto indirizzato verso chi doveva vigilare e non lo ha fatto, ovvero l’amministrazione comunale. La cosa più triste di questa vicenda, oltre al fatto che non vedremo più i fiori della magnolia fiorire a primavera e la piazza sarà spoglia e assolata, riguarda il fatto che i vari assessori pur non sapendo nulla hanno difeso questa assurda decisione.

Fa bene Michele Smargiassi, giornalista di Repubblica, a mettere nero su bianco quello che pensiamo tutti dicendo:

Il bel giardino fiorito e ombreggiato che non vedremo più

‘Di quale chiesa sia l’ortodossia che ha pronunciato la scomunica letale dei dodici poveri sottoalberi, non è difficile capire. I beneficiari del disboscamento non si nascondono, anzi è proprio per non nascondere le facciate dei loro palazzi che hanno messo in moto le seghe circolari. Le insegne di un paio di banche sono le autentiche Scritture da tutelare, l’evidenza e prestigiosa visibilità dei rispettivi istituti sono il solo Vangelo canonico e autorizzato, non certo l’ombra di quattro fronde blasfeme e improduttive.

Tutto questo ovviamente si dice in un altro modo, con altre parole. Si dice “lettura della piazza come spazio vuoto, aperto e libero dominato dalle facciate di palazzi importanti”. Si propone come modello Piazza Maggiore “dove non c’è alcun albero”. Ma sicuro, anche piazza Santo Stefano non ne ha, di alberi in mezzo al selciato, peccato che piazza Minghetti sia il frutto di un’altra epoca storica e di un’altra idea di città, quella degli sventramenti ottocenteschi, degli square alberati di modello londinese che miravano a omologare gli spazi dei centri storici a quelli più radi delle prime periferie con le loro villette circondate dal verde, e dunque le fronde che coprono le facciate ci stanno eccome, nella storia, come del resto dimostrano le fotografie di un secolo fa.’ (da Repubblica Bologna on line 12 agosto)

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