RESPIRARE BOLOGNA

Il Blog di Filippo Bortolini

‘Brutta aria a Bologna’ – Sitfa

Posted by filippobortolini su 2 dicembre 2010

dal quotidiano ecologista – TERRA del 02/12/2010 (di Filippo Bortolini) 

Il caso della Stifa, azienda di trattamenti termici che rende la vita difficile a nord di Bologna. L’azione dei comitati.

Seconda puntata per l’inchiesta “Brutta aria a Bologna”, La prima puntata è stata dedicata alla contestualizzazione del problema, ovvero la presenza di aziende insalubri di prima classe nel contesto urbano. Lo strumento principe per risolvere questi problemi sono le ‘Apea’ (Aree Produttive Ecologicamente Attrezzate) , che vedremo meglio tra poco, ma comunque prima di raccontarvi la vicenda della Sitfa, un’azienda di trattamenti termici che, con la emissione di fumi e odori acri, rende la vita molto difficile ai cittadini di ‘Croce Coperta’, una zona nel nord della città di Bologna. Le imprese generano impatti sull’ambiente, come il consumo di energia, acqua, materie prime, modificando il paesaggio circostante, generando traffico, rifiuti, rumore e diversi tipi di emissioni.

Le Apea sono aree che, una volta realizzate, ospitano diverse realtà produttive per far diminuire la cosiddetta  “impronta ecologica”. Ovvero minimizzare gli impatti sull’ambiente naturale, ma anche sugli operatori e i residenti, attraverso la garanzia della salubrità e la sicurezza dei luoghi di lavoro. Un’opportunità d’insediamento e di eccellenza, in quanto offre economie di scala, infrastrutture e servizi comuni, inoltre una gestione ambientale condivisa e partecipata, una riduzione dei costi per l’approvvigionamento idrico ed energetico. Queste aree ecologiche però stentano a decollare o in alcuni casi non vengono individuate in aree adeguate, creando solamente fenomeni di Nimby, cioè di spostamento di un problema ambientale da un luogo ad un altro senza risolvere la causa delle emissioni o dei rifiuti all’origine.

Un’azienda che dovrebbe essere delocalizzata in una di queste aree è la Sitfa, azienda di trattamenti termici, di cui abbiamo accennato prima, e che si trova nel Quartire Navile di Bologna. Da anni il comitato di cittadini ‘Tuscolano’ si è impegnato per migliorare la qualità dell’aria di quest’area residenziale. Per raccontarvi questa vicenda  abbiamo raggiunto un membro del comitato, al quale abbiamo fatto qualche domanda.

Signor Tugnoli, ci racconti la vicenda della Sitfa
La prima domanda è stata “ma cosa stiamo respirando? Cos’è questa puzza, questo odore acre così persistente che impedisce di tenere le finestre aperte?” Anche le insegnanti della Scuola primaria Croce Coperta hanno dovuto richiamare in aula i bambini, che accusavano problemi respiratori. Per questo motivo abbiamo fondato il comitato ‘Tuscolano’ circa quattro anni fa; tuttora esso è costituito da cittadini residenti nella zona e  da lavoratori delle aziende adiacenti la Sitfa.

Cosa avete fatto?
Dopo aver costituito il comitato, ci siamo messi in contatto con le istituzioni. Dopo non soddisfacenti risposte da parte dei responsabili politici Comunali, abbiamo incontrato l’assessore provinciale all’ambiente Emanuele Burgin , che ha attivato Arpa  e Medicina del Lavoro dell’ Ausl locale. Vacante l’amministrazione Comunale, abbiamo preso contatto col  Subcommissario all’ambiente del Comune di Bologna, il quale ha prestato molta attenzione al problema. Oltre al coinvolgimento dell’amministrazione provinciale e degli organi competenti, siamo andati più a fondo, e, con l’assistenza del nostro avvocato, abbiamo presentato un esposto alla magistratura. Intanto l’assessore provinciale all’ambiente ha deciso di svolgere una serie di monitoraggi, al fine di  capire quali siano i cicli produttivi che generano tali emissioni.

Quale è stato il risultato?
Nell’aria campionata è stata rilevata una famiglia di composti molto ampia, che vede la presenza dei cosiddetti Ipa (Idrocarburi Policiclici Aromatici) che, come molti sanno, sono considerati cancerogeni e, in più, di aldeidi. E’ emerso che probabilmente il problema della salubrità dell’aria è dovuto alla mancanza di un impianto di captazione e abbattimento di questi fumi attraverso percorsi obbligati ed alla mancanza di filtri adeguati. Una situazione questa che, oltre a danneggiare noi residenti, crediamo sia particolarmente pericolosa anche per i lavoratori della Sitfa stessa.

Ultimamente ci sono state delle novità positive?
Diciamo di sì: lo scorso 9 novembre infatti si è tenuto un incontro tra Provincia, comitato, azienda, Ausl e Arpa, dove l’azienda, che era già stata diffidata nel luglio scorso dalla Provincia per la mancanza di un sistema di filtraggio dei fumi, ha comunicato la volontà di abbandonare del tutto una delle lavorazioni più  problematiche. La Sitfa comunque dovrà presentare un nuovo progetto di interventi entro la metà di dicembre, poi la conferenza dei Servizi valuterà la congruità del progetto e i tempi della messa a norma. Come comitato chiediamo di essere informati costantemente dagli organi preposti e di essere resi partecipi delle valutazioni che ne scaturiranno, avendo attivato anche collaborazioni di esperti in grado di valutare le rilevazioni. Siamo inoltre convinti che prima di procedere ad ammodernamenti degli impianti in loco, sia opportuno valutare  una delocalizzazione definitiva della Sitfa in una Apea fuori dal tessuto urbano, considerando anche l’alta urbanizzazione dell’area in cui essa si trova attualmente e la classificazione dell’ azienda stessa: questa si trova infatti a far parte della classe A, cioè quella ad alto rischio di esplosione ed incendio.

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