RESPIRARE BOLOGNA

Il Blog di Filippo Bortolini

Contro la crisi arriva l’Ecolavoro

Posted by filippobortolini su 1 settembre 2009

Le stime del libro bianco del Programma Onu per l’Ambiente nel 2007, constatavano che nel mondo, all’epoca della pubblicazione della ricerca, erano 2,3 milioni i lavoratori impiegati nel settore delle fonti rinnovabili e che nel successivo ventennio sarebbero aumentati sino a raggiungere gli 8 milioni di unità.

Anche il successivo “Rapporto Italia 2008” dell’Eurispes, relativo al mercato del lavoro nostrano, ha certificato che l’occupazione ‘verde’ ha avuto  un incremento del 30% (1993 – 263.900 addetti; 2006 – 372.000 ad-detti) concentrato tra gli operatori nel settore agro-forestale (33,6%), quello dei rifiuti il (27,7%). Seguono il turismo ambientale (13,7%), la sicurezza (11,8%), la difesa, il controllo e disinquinamento (7,3%).

A questi dati si aggiunge l’ultimo rapporto “Low carbon jobs for Europe 2009” presentato dal WWF e diffuso lo scorso giugno in occasione del consiglio europeo riguardante le misure da adottare per combattere l’inquinamento e le variazioni climatiche. I numeri sono chiari e ci raccontano come ormai 3,4 milioni posti di lavoro, in tutta Europa, siano ricollegabili ad attività economiche “verdi” (energie rinnovabili, mobilità sostenibile, beni e servizi per l’efficienza energetica), mentre ammontano invece a 2,8 milioni i posti di lavoro garantiti da settori inquinanti (attività estrattive, elettricità, gas, cemento e industrie del ferro e dell’acciaio).

tabella

Il dato più importante però è la previsione relativa alla continua espansione, anche in futuro dell’economia “low-carbon” (a basso contenuto di carbonio), mentre l’impiego nelle industrie estrattive inquinanti e climalteranti continuerà a diminuire. In particolare in Europa circa 400.000 persone sono impiegate nel settore delle energie rinnovabili, circa 2,1 milioni per la mobilità sostenibile e oltre 900.000 in beni e servizi per l’efficienza energetica, in particolare nel settore edilizio. Oltre a questi impieghi, ci sono circa altri 5 milioni di posti di lavoro in settori correlati e a guidare la classifica europea delle professioni verdi sono Germania, Spagna e Danimarca per l’eolico, Germania e Spagna per l’energia solare.

Anche i numeri relativi al nostro paese sono chiari: nel solare fotovoltaico l’Italia offre appena 1.700 posti di lavoro, contro i 42.000 della Germania e i 26.800 della Spagna; nel solare termico, siamo a 3.000 posti di lavoro in Italia contro i 17.400 della Germania. Questi dati però devono tenere conto del fatto che solo da poco nel nostro Paese sono stati introdotti adeguati meccanismi di incentivazione (Conto Energia) sul modello di quelli che in Germania hanno permesso di far decollare il fotovoltaico.

Il Governo italiano da par suo ha più volte sostenuto di aver reso disponibili per far fronte alla crisi 45 miliardi di euro, ma andando ad analizzare attentamente i capitoli del bilancio dello Stato le uniche risorse “fresche” sono all’incirca 5 miliardi; e la dimensione di questo intervento, se confrontato a quello di altri paesi, è pressoché inesistente (USA 1017 mld, Regno Unito 753 mld, Germania 726 mld, Francia 437 mld, Spagna 210 mld, Giappone 493 mld, Cina 398 mld). Purtroppo la convinzione del Governo italiano è che non sia necessario mettere in campo misure straordinarie per superare la crisi e che sia sufficiente attendere, come sempre con ottimismo, la ripresa economica che prima o poi arriverà.

ecolavoro

In questo scenario così fragile bisognerebbe intervenire prima di tutto dando immediati e concreti aiuti, per esempio intervenendo per ridurre i costi più rilevanti nei bilanci familiari come la spesa per l’energia, per la casa, i servizi, la salute, la sicurezza. Allo stesso modo si dovrebbe provare ad influire sulla somma tra diseconomie e sprechi che quotidianamente alimentano i nostri modelli di produzione e consumo, incidendo positivamente sul mercato del lavoro dando origine ad un insieme diffuso di possibilità occupazionali.

La realtà italiana invece è molto diversa, infatti si è deciso di finanziare nuove centrali nucleari o a carbone, mentre le variazioni tra gli equilibri competitivi che si stanno determinando oggi a crisi in corso, si concentrano nel campo dell’innovazione. Questo significa che sarebbe indispensabile prevedere, in aggiunta alle misure di tutela, anche interventi diretti all’innovazione e al rafforzamento del nostro sistema produttivo. Purtroppo le risorse finanziarie sono limitate e un’ulteriore riflessione dovrebbe riguardare quale sia l’utilità(?) e l’urgenza(?) di destinare consistenti risorse a grandi opere, come i 3,9 miliardi per la realizzazione del ponte sullo stretto di Messina.

Infatti anche gli economisti concordano nel dire che in questa fase dovrebbero essere incentivati interventi di media-piccola consistenza, distribuiti su tutto il territorio nazionale, dando risposte alla domanda proveniente dal mondo degli enti locali e delle piccole e medie imprese. L’ultima riflessione riguarda la riqualificazione della spesa Pubblica e le risorse che si potrebbero liberare dai consistenti risparmi generalizzando il Green Public Procurement, ovvero i così detti acquisti verdi che non sono ancora diventati la norma per la totalità degli enti locali e le aziende pubbliche. Bisognerà colpire tutti gli sprechi, coinvolgendo i privati cittadini, le imprese e, come si diceva già in precedenza, la pubblica amministrazione.

Il sogno ora, di molti ambientalisti e di alcuni governanti, è quello di riuscire a superare la crisi ritrovandosi in un mondo più pulito di com’era prima dell’esplosione della bolla finanziaria, superando la logica dei “profitti privati e oneri collettivi”, sistema che ha portato a gravare sull’economia nazionale ed internazionale, passività che hanno assorbito risorse finanziarie, umane e ambientali incalcolabili.

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