RESPIRARE BOLOGNA

Il Blog di Filippo Bortolini

Una ‘Factory per le Arti e i Mestieri’ al DLF (Uno spazio ricreativo, culturale e di lavoro) ‘

Posted by filippobortolini su 25 maggio 2009

stazione fs bologna

( un ringraziamento per la consulenza sul progetto a Orione Lambri)

In questa legislatura l’Amministrazione Cofferati ha siglato gli accordi che permetteranno nei prossimi anni a RFI di realizzare la nuova stazione ferroviaria di Bologna.
Il procedimento ha visto i due soggetti scambiarsi aree , al fine di realizzare dei continuum utili alle diverse cantierizzazioni delle opere accessorie al nuovo snodo ferroviario.
L’Amministrazione attraverso queste procedure è venuta in possesso della storica area del DLF (Dopo Lavoro Ferroviario) di via Sebastiano Serlio, tra piazza dell’Unità e la via Stalingrado.

Attualmente nell’area vengono svolte diverse attività sportive e culturali, affiancate da piccoli servizi di ristorazione.

Quest’area potrebbe essere adatta per realizzare un vero e proprio distretto di produzione e consumo culturale.
In questo modo si potrebbe dare respiro al centro storico,  proponendo in un luogo attrezzato eventi e attività anche in orari notturni, senza ledere il diritto alla tranquillità di tanti nostri concittadini.
Sarebbe un’area dedicata alla cultura,  a un pubblico più giovane alle porte del centro storico e non nella periferia estrema.

All’interno dell’area oggi si svolgono già alcune attività sportive e ricreative, mentre alcune strutture sono del tutto o in parte inutilizzate; per questi motivi si dovrebbe integrare i diversi soggetti senza dover sfrattare nessuno.

Anzi si potrà e dovrà creare nuove sinergie e progettualità comuni.

Per esempio oggi è già attivo un cinema all’aperto, una bocciofila, ci sono campi da tennis, e da calcetto. Più in generale si dovrà realizzare una profonda riqualificazione delle strutture aumentando l’offerta delle aree di ristoro (percorso avviato tra l’altro in questo ultimo periodo),  ridando forma, dignità e una vocazione specifica all’area, senza dimenticare un rinnovamento completo degli arredi, del sistema di illuminazione e del patrimonio di verde pubblico presente.

Si potrebbe realizzare un luogo imprenditoriale e culturale al tempo stesso, una vera e propria: ‘Factory per le Arti e i Mestieri’.
Un luogo dove i diversi saperi e professionalità potranno incontrarsi e per fare ciò si dovrà realizzare un laboratorio in un vero e proprio luogo fisico.
Una Factory dove far comunicare le ‘arti e mestieri’ fra loro, accrescendo così le singole competenze e magari  riuscendo a creare qualcosa di originale.
In questo modo si permetterebbe alle persone di acquisire la percezione di ciò che fanno, del loro apporto al sistema , fornendo opportunità per migliorarsi o magari per cambiare.
Tutto questo non attraverso traumi o violente frustrazione, ma nella naturalezza di un percorso graduale di percezione di sé, del proprio talento e di quello altrui.
All’interno dell’area, si potrebbe realizzare una sorta di ‘Piazza’ dove riunite  ‘botteghe artigiane’; in un luogo reale, di incontro, confronto, apprendimento, affiancato da attività come quelle di ristoro che invece daranno risposte a semplici bisogni dei cittadini e lavoratori del distretto.
Botteghe con una vera e propria sede,  strutture legali.

Questa vicinanza fisica delle attività artigianali permetterà, ai vari soggetti, di incrociare nella casuale quotidianità, le necessità individuali, ma anche quelle comuni alla Factory.
Ognuno dei produttori potrà contribuire all’offerta formativa e associarsi ad altri, per uno o più obbiettivi, mentre  l’unico tratto comune in partenza, saranno i progetti che insieme si deciderà di affrontare e che riguarderanno l’interlocutore che mette a disposizione lo spazio fisico: ovvero l’Amministrazione Comunale di  Bologna.

Le botteghe artigiane saranno di fatto imprese a tutti gli effetti, ma anche luoghi di formazione dove  insegnare tecniche specifiche.
Dove l’interdisciplinarità con tutte le attività presenti sarebbe la norma e dove agli allievi potrebbero guardare, ma anche agire.
Non basterà che il docente/artigiano spieghi la teoria, la Factory sarà un luogo di creazione e discussione, dove seguire la genesi della produzione, scoprendo da che esigenza si è partiti per  produrre un nuovo oggetto o un nuovo servizio.
All’interno della ‘Factory’ ci saranno botteghe rappresentative di arti e mestieri tradizionali, moderni, post-moderni e tecnologici: pubblicità, informazione, editoria, web, arti plastiche, video, musica, design, fumetto, eventi e credo che l’unico parametro selettivo importante sia che ognuna di queste attività stia sul mercato autonomamente e che sia interessata a fare un pezzo di strada insieme alle altre.
La vendita e la commercializzazione dei prodotti e servizi, potrebbe essere realizzata da una struttura autonoma, differente dalle botteghe stesse.
Magari una strutturata, in ottica interdisciplinare capace di accogliere al suo interno, competenze di mercati diversi (editoriale, pubblicitario, cinematografico, multimediale, ecc.), così da poter procacciare lavoro per diverse botteghe, ma non necessariamente tutte, una sorta di interfaccia operativa utile alla ‘Factory’ nel suo complesso.
Infine, come in ogni comunità vi saranno punti di riferimento comuni, sia fisici che virtuali: una sala polivalente, un punto di ristoro, un sito internet,  luoghi di sperimentazione con strutture e tecnologie adatte allo scopo e spazi di approfondimento, studio, ricerca e sviluppo.


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